Le ferie di Donald Trump

Siamo arrivati nel pieno dell’estate, le temperature sono abbondantemente sopra i 30^ gradi e le valigie sono pronte.

Procediamo quindi all’ultimo check pre-partenza -> documenti, cellulare, soldi… Trump da buon nonno di famiglia procede al veloce controllo e qualcosa non torna.

Il debito pubblico americano a luglio 2025 ha raggiunto il record storico di 36 mila miliardi di dollari, oltre il 120% del PIL americano. Per la prima volta nella storia l’America si troverà a pagare più di 1.000 miliardi di dollari d’interessi.

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Con questi conti Trump dovrebbe riporre le valigie al loro posto e rimandare le vacanze a tempi migliori ma Melania e i suoi 5 figli scalpitano per la partenza. Trump infatti aveva promesso vacanze da sogno, un ‘Big Beautiful Bill’ con importanti tagli alle tasse e nuovi investimenti in infrastrutture, vacanze da oltre 4 mila miliardi di dollari.

 Il pulmino è pronto ma i soldi mancano… il nonnino, in cerca di una veloce soluzione, chiama l’impiegato di banca per farsi accordare un fido di cassa temporaneo così da rimandare il problema al rientro dalle ferie ma purtroppo il bancario (un po’ pignolo e poco paziente) nega la soluzione, facendo notare che la famiglia Trump negli ultimi anni non è stata virtuosa. Le uscite infatti sono sempre state più alte delle entrate e la tendenza è confermata anche per questo 2025.

L’economia americana registrerà anche per l’anno in corso disavanzi di oltre il 6% del GDP (deficit giustificabili solo in presenza di forti recessioni).

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Trump amareggiato dalla risposta del bancario poco simpatico decide che la partenza non si può rimandare e che qualcuno dovrà pagare per lui.

Armato di telefono invia un messaggio a tutti i suoi contatti, amici e nemici, avvisandoli che le imminenti spese saranno a loro addebitate

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Resta il tempo solo per un’ultima chiamata e il pensiero va al direttore della banca – Powell, se nuovi finanziamenti non sono concessi almeno una riduzione dei tassi sugli abnormi debiti esistenti è cosa dovuta.

Il direttore in modo garbato si trova tuttavia costretto a respingere ogni richiesta di abbassamento tassi, perché i dazi potrebbero causare nuova inflazione e questo porterebbe la FED a dover rialzare il costo del denaro. Nell’incertezza meglio aspettare.

Trump furioso, accusa il direttore Powell di incompetenza e stupidità e dopo insulti di ogni genere riaggancia il telefono, sbatte la porta e parte per le ferie tanto attese.

Questa dinamica ha portato ad avere in America tassi di riferimento ancora molto alti (oltre il 4%) e una svalutazione del dollaro di oltre il 13%.

In Europa invece BCE ha continuato nei tagli portando il tasso di riferimento a circa il 2% (8 tagli consecutivi -> Euribor 1 mese sceso ormai verso quota 1.90%).

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I dazi continuano a tenere banco anche in Europa, in particolar modo sulle lunghe scadenze. Da inizio anno, infatti, i tassi a lungo termine sono aumentati riavvicinandosi ai record storici raggiunti ad ottobre 2023.

Questo ha portato in Europa ad un irripidimento della curva dei rendimenti, ovvero tassi mediamente più alti sulla parte lunga e tassi più contenuti sulle scadenze brevi.

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Gli analisti stimano che i dazi potrebbero portare ad un aumento dell’inflazione obbligando le Banche Centrali a tenere tassi più alti più a lungo. Gli ultimi dati pubblicati, tuttavia, non hanno evidenziato significativi incrementi dei prezzi (inflazione mediamente stabile).

I mercati azionari dopo lo shock di aprile si sono ripresi recuperando quanto perso nei giorni post annuncio dazi. I multipli sono tornati ad essere molto elevati scontando un prossimo taglio dei tassi da parte della Banca Centrale Americana e nuova spesa pubblica a sostegno dell’economia.

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Il Wall Street Journal ha riassunto la situazione odierna con un titolo tanto semplice: ‘La borsa sale ma nessuno sa perché’. La tendenza è stata confermata dall’indice dei piccoli investitori (insieme delle azioni più gettonate tra i piccoli trader) che ha sovraperformato ampiamente lo S&P500.

Gli investitori istituzionali riducono le esposizioni mentre i piccoli investitori le stanno aumentando.

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Chiudiamo quindi in positivo questa prima parte d’anno, con mercati obbligazionari ancora con rendimenti interessanti e mercati azionari che hanno recuperato ampiamente gli storni di questa primavera.

Attendiamo gli impatti dei dazi adottati da Trump e godiamoci qualche giorno di riposo

Buon Ferragosto

Un saluto a tutti

Mauro Savoldelli

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